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"LA CHITAMAI"
   

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                                                                Cenni storici                                                                                                                                                     



        Tipica è la fontana pubblica (1880)

Come si legge nell’iscrizione posta sul fronte del 

monumento prarolese, la Chitamai fu costruita nel 1880 

mediante perforazione di apposito pozzo. Terenzio

 Sarasso, nel suo volumetto “Prarolo nella storia, nella

leggenda e nel folklore” (Vercelli, 1957), ha scritto che,

inizialmente, il progetto di dotare di una pubblica pompa

(sürbia) il paese prevedeva l’allacciamento al pozzo

esistente nel cortile del Castello e rinomato per la sua

apprezzata acqua freschissima.

 Poiché l’Ospedale Maggiore (S. Andrea), proprietario

allora come ora del Castello, pose vari vincoli, si preferì

perforare un pozzo indipendente. Su progetto del geometra

 Francesco Locarni ,fratello del più noto Giuseppe

si costruì quindi la Chitamai, un monumento che, fuori

paese, è ben più noto dell’adiacente castello.


La sürbia pubblica fu costruita affinché i prarolesi

potessero approvvigionarsi di acqua potabile (ed

auspicabilmente fresca) in luogo pubblico, onde sopperire a

due problemi: liberare il Castello ed altri pochi possessori di

pozzi “con l’acqua buona e fresca” dalle pressanti richieste

di attingere acqua dalle loro pompe; evitare, per quanto

possibile, che la popolazione usasse l’acqua di pompe

pescanti a pochi metri di profondità e quindi soggetta ad

inquinamento.

 Infatti, solo i ricchi (grossi agricoltori) avevano affrontato

la spesa di perforare un pozzo più profondo dei due-tre

metri minimi per pescare acqua. Almeno per la

cucina, buona parte delle prarolesi utilizzò la pompa

pubblica, tanto che

(nonostante si dovesse pompare agitando a pendolo

l’apposita maniglia) il flusso dell’acqua era praticamente

continuo, in altre parole al chitava mai.


Il compito di attingere l’acqua era delle donne (gli uomini al

più davano una pompata per dissetarsi!), anzi delle ragazze,

le quali erano felici di fare un giro in piazza per poter

scambiare qualche fugace occhiata con il giovanotto del

cuore.

 La disponibilità delle ragazze per andare alla Chitamai

aumentava con l’approssimarsi del Dì d’la Festa, allorché

era necessario procacciarsi un “ballerino” per i tre giorni di

ballo a palchetto in piazza. Allo scopo poteva anche servire

un giro dal tabaccaio per l’acquisto di una mezza sigala per

il nonno, oppure qualunque altra commissione che

permettesse di uscire di casa.


Fuori paese ed in particolare a Vercelli, la Chitamai è nota,

non tanto per la processione di ragazze da marito (un

particolare sicuramente non esclusivo di Prarolo) che l’ha

caratterizzata per quasi un secolo, ma per l’aspetto

imponente che le è conferito dalla cupola sormontata da

una mezzaluna (chissà perché, non essendo Prarolo un

paese mussulmano).

La cupola è l’elemento architettonico che armonizza la

circostante tettoia (il tutto rifatto almeno una volta, con

qualche semplificazione), avente la funzione di dare un

riparo a chi attingeva acqua in giorni piovosi, ma ancor più

di attirare (con l’ombra ed il riparo) chi bighellonava in

piazza e così quasi costringerlo a dare un’occhiata ai

documenti pubblici esposti nel riquadro dell’albo pretorio,

che era ivi collocato. Tale collocazione fu espressamente

richiesta al progettista Locarni,come riporta Terenzio

Sarasso, e le persone più anziane ne possono ancora

conservare memoria.


 
 
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